Luca Zhou: "Sono italiano"
- Pubblicato: 20 Marzo 2026
Nato e cresciuto a Santa Marinella, Luca Zhou ha rivendicato la propria appartenenza in un video social divenuto virale: “A dieci anni ho capito di non essere integrato al 100%. Sogno i Giochi, non mi ritirerò se prima non mi sarò qualificato”
Ci sono un sacco di aspetti da non poter dare proprio per scontati, nemmeno quando si gioca. La strategia e la cura del gesto per superare anche in scaltrezza l'avversario, certo; ma cosa dire del rispetto? E dell'inclusività? Della tolleranza? Ossia di quelle regole basilari del vivere civile dinanzi alle quali si forma finanche la nobiltà di uno sport. Oltre che tra tanti “buoni propositi di vittoria”, il 2026 della Federbadminton è nato sotto questo segno, veicolando messaggi sociali importanti. È importante, ed espresso in maniera simpatica, anche quello di Luca Zhou. “Il cinese”, per gli italiani. “L’italiano”, per i cinesi. Di fatto un ragazzo come tanti nato in Italia, a Roma (precisamente l'8 luglio 2004); cresciuto a Santa Marinella, sul litorale capitolino; alle prese col badminton da sempre, non foss’altro perché figlio dell'ex d.t. azzurro You Zhou; un giovane nato in Italia da famiglia cinese che fa la spola tra Roma e Chongqing, megalopoli da 32 milioni di abitanti posta nell'area centro-meridionale della Cina. Un ragazzo che ha raggiunto un livello di sopportazione tale da voler poi esprimere un concetto tramite un video e con una battuta: “Aò, sono italiano!”. E questo in risposta alle tonnellate di commenti negativi e alle offese, anche (o specialmente) di stampo razzista.
Luca, scherziamoci un po’ su. Ci tiene alle sue origini ma anche alla sua fede calcistica. Sempre laziale?
“Avoja! - risponde alla romana al telefono, quando a Chongqing è mezzanotte - Anche se in questa stagione la squadra mi sta un po’ deludendo. Ma è più il presidente a deludermi, perché mister e giocatori fanno quello che possono. Da ragazzino ero un tifoso ancora più sfegatato: la maggior parte delle partite era alle 2.45 e io regolavo la sveglia. Oggi, avendo più responsabilità, non posso farlo. Tranne ovviamente quando c'è qualche partita fondamentale, tipo il derby”.
Trascorsi nel calcio?
"Una volta feci un provino a Santa Marinella, ma dato che sono un c... (Luca usa un'espressione colorita che sta per... persona facile agli spaventi; ndr) mi sono detto che il calcio non era per me. Anzi, non so come faccio a essere bravo nel badminton, visto che per altre discipline proprio... non sono portato (ci sarebbe un'altra espressione colorita, vi basti questa; ndr)”.
Quanti brutti messaggi o commenti ci sono stati prima di arrivare a quel video?
“Sinceramente è così da quando avevo 10 anni. È iniziato per via del colore della pelle e ho capito di non essere integrato al 100%. Credo che la colpa non fosse di nessuno, ma crescendo mi sono chiesto il perché. Oggi, quando perdo le partite, gli scommettitori delusi mi danno del 'cinese di m...'. E non gioco nemmeno ad alti livelli! Ricevo questi messaggi che fanno male al cuore, ma non posso farci nulla. Penso che siano persone con problemi seri, però ho notato che in Italia sono troppo cinese per essere italiano e in Cina troppo italiano per essere cinese. Formalmente sono cittadino italiano, ma a volte faccio quasi fatica a capire chi sono. È una cosa brutta che sento ogni giorno. Non è che la sperimenti direttamente nel mondo del badminton, sono messaggi che arrivano. Cose da ignoranti”.
Più che altro da razzisti.
“Una cosa ci tengo a dirla: mi sento molto patriottico e penso che quando gioco offro la miglior risposta contro il razzismo. Perché quando indosso quella maglia e canto quell’Inno non esiste niente e difendo con onore la bandiera tricolore. È fuori dal campo che ricevo quei segnali”.
E questo aspetto del “troppo italiano in Cina”?
“Parliamo di un Paese in cui gli stranieri vengono trattati benissimo, in maniera molto ospitale. Ci sono tuttavia cose che non sono consentite a tutti. Anch'io, non avendo documenti d'identità e girando per strada solo col nostro passaporto, non posso usufruire di determinate cose. Quanto all’Italia, non faccio niente di male e non capisco perché non possa essere trattato come si deve”.
Il commento o il messaggio che ha fatto maggiormente piacere dopo quel video?
“Non ce n'è uno nello specifico, sono stati tanti messaggi d'affetto e non me l'aspettavo. Quando ho cominciato a leggerli mi si è sciolto il cuore e ho pensato 'Allora la gente mi vuole bene'. Tante parole di supporto che fanno bene”.
Faranno bene anche dal punto di vista sportivo?
“So che sicuramente c'è tanta gente che mi vuole bene e non voglio deludere nessuno. Negli allenamenti e nei momenti difficili adesso so che non sono solo e che mi accompagna una forza in più”.
C'è stata l'idea di coinvolgere nel messaggio lanciato dal video anche gli amici di qualche altro sport?
“No. Talvolta però vedo sui social che ci sono altri casi simili al mio. Chissà, magari ci si può pensare in futuro”.
Nel 2024, dopo la vostra vittoria agli Assoluti, raccontammo la storia del doppio Luca Zhou-Alessandro Gozzini e di un'amicizia rafforzata dal lockdown per la pandemia. Quanto sono importanti le amicizie nella crescita di un atleta?
“Tantissimo. Soprattutto in quest’ultimo periodo in cui sono stato un po’ giù di morale. Quando mi trovo in Italia e vivo un momento difficile non dico nulla alla mia famiglia in Cina, racconto loro soltanto le cose buone. Al contempo, non mi va di disturbare troppo chi mi è accanto”.
Il doppio comunque va avanti.
“Peccato che non abbiamo potuto difendere il titolo nel 2025 per via di un infortunio alla schiena per Ale. Ma ci riproveremo”.
Quali consigli arrivano da You Zhou per crescere ulteriormente?
“In realtà, mio padre resta mio padre. Resta un punto di riferimento per me, ma quando mi offre indicazioni non le percepisco come indicazioni da allenatore a giocatore, piuttosto da padre a figlio. È un rapporto strano, e non mi fa impazzire. Io poi sono troppo emotivo, sento la partita, però i consigli li ascolto. Questo sì”.
Un sogno per il futuro. Da sportivo e non.
“Da sportivo qualificarmi per l'Olimpiade, sicuramente. È un sogno, è un obiettivo: non mi ritirerò dal badminton se prima non mi sarò qualificato ai Giochi! Come Luca non ho molte ambizioni. Solo nello sport. Per adesso”.
(Articolo a cura di Christian Marchetti)


